Facebook dà i numeri: l’algoritmo del social non sa contare?

In principio fu l’EdgeRank, l’algoritmo di Facebook che calcolava la reach, o portata organica, ovvero il numero di singoli utenti raggiunti dai post.  L’EdgeRank decideva quanta visibilità dovevano avere i post, assegnando a ognuno un punteggio in base a diversi parametri – ad esempio, il livello di iterazione, il tipo di post, i tag, il trend del momento – in grado di determinare quanto interesse avesse un utente a visualizzare il post.  

In base ai dati raccolti secondi questi parametri, Facebook dichiara di raggiungere 41 milioni di utenti tra ragazzi tra i 18 e i 24 anni e ben 60 milioni tra i 25-34 anni. Per BuzzSumo, però, i conti non tornano. Secondo il colosso del social monitoring, a partire da gennaio 2017, i dati raccolti in base all’analisi di 880 milioni di post la reach è in calo del 20%. Di conseguenza, gli utenti raggiunti dal social di Zuckerberg corrispondono circa a 31 milioni per la prima fascia d’età e 45 milioni per la seconda.

Perché Facebook fa male i conti? La risposta in teoria è semplice, in pratica un po meno.

Il social è gratuito e aperto a tutti. Quindi, come guadagna Mark? Con i dati degli utenti, raccogliendo informazioni sui loro interessi e le loro attitudini e mettendole a disposizione dei canali di business, pubblicità e marketing.

Se, ad esempio, si gestisce la pagina di una pasticceria, nel pubblico a cui sono rivolti i post è utile inserire persone che, nella logica dell’algoritmo, sono interessate a questo campo. Per individuarle, basta scovare chi ha messo il like a pagine di pasticcerie, dolci, o hanno mostrato interessi per settori affini. Mettendo like a una pagina di una pasticceria o di un negozio di cake design, Facebook ‘deduce’ che sono interessato a quel determinato tipo di prodotto e magari anche al suo acquisto e queste informazioni possono essere  utilizzate da chi impiega il social per fini commerciali o pubblicitari.

E allora cosa succede se il like è legato ad una richiesta “personale”? Quante volte ci è capitato di mettere like ad una pagina di un’attività commerciale, perché il proprietario è un nostro amico? E quante volte abbiamo invitato i nostri contatti a fare lo stesso, senza considerare se fossero realmente interessati a seguire questa pagina?

Detto in altri termini, i nostri comportamenti sono tracciabili e utilizzabili ai fini di marketing, ma quanto sono realmente produttivi se i nostri like e gli interessi risultano legati ad una richiesta e non sono propriamente spontanei?

Se da un lato Facebook fa male i conti, dall’ altro gli utenti creano qualche confusione con i loro like, visualizzazioni, condivisioni legati ad azioni non propriamente volontarie.

Per aumentare la portata organica dei post e capire come Facebook fa realmente i conti, è bene tenere a mente come funziona il suo algoritmo, quali sono i fattori che prende in considerazione e in che misura, e magari torneranno anche i conti.

I like sono importanti!