L’algoritmo di Facebook ti spaventa? Ecco alcuni accorgimenti per utilizzarlo al meglio

Da qualche giorno “gira” su Facebook la foto che svelerebbe il misterioso funzionamento dell’algoritmo del social di Zuckerberg. Il codice, tanto temuto dai web marketer e social media manager, sarebbe stato rivelato da un ex dipendente di Menlo Park.

Si tratta di un algoritmo che interviene direttamente sulla bacheca delle news, dando più rilievo ai contenuti di qualità, ovvero quelli che stimolano interazioni tra utenti e un valore maggiore a quelli che postano amici e parenti rispetto a quanto pubblicato invece da brand e aziende.

Ma come funziona questo algoritmo?

Quando si accede a Facebook, l’algoritmo passa in rassegna il news feed e rileva le notizie e i contenuti pubblicati e/o condivisi dai nostri contatti, poi si concentra sui segnali di contesto e di contenuto: i primi identificano la situazione dell’utente al momento della rivelazione  – orario e luogo di accesso, dispositivo e tipo di connessione – mentre i secondi sono concentrati sulle notizie e analizzano tipologia di contenuto, autore della pubblicazione o condivisione, engagement, feedback negativi.

Sono proprio i segnali di contenuto ad essere fondamentali, perché sono in grado di determinare il valore di ciò che viene postato o condiviso in relazione ad altri fattori quali la “freschezza” di notizia e il tempo medio che gli utenti trascorrono su di essa, se si tratta di post informativi e se la sua condivisione ha generato una conversazione, per esempio su Messenger. Di grande interesse sono, a questo proposito, i commenti multipli da parte degli stessi utenti come “i botta e risposta”.

I segnali diventano l’ingrediente fondamentale per le previsioni dell’algoritmo: un report personalizzato dei gusti di ogni utente connesso. Le domande che si pone Facebook in questa terza fase sono diverse e riguardano l’engagement stimolato dai contenuti analizzati.

L’ultima fase è quella dei punti: l’algoritmo assegna un punteggio di rilevanza a ogni condivisione e le notizie con più punti hanno la precedenza in visibilità nelle bacheche.

Vi siete spaventati? No problem! Ecco alcune dritte per destreggiarsi al meglio tra questi punti.

Le aziende che utilizzano Facebook in modalità autoreferenziale pubblicano post o notizie inerenti a prodotti, servizi e/o eventi di interesse aziendale, per questo dovrebbero conoscere la propria audience, ovvero il target di riferimento, le fasce orarie ottimali per la pubblicazione e i contenuti che riscontrano maggiori interazioni. Le aziende che optano su contenuti divertenti o di instant marketing, hanno un migliore impatto sugli utenti, in quanto pescano in un bacino più eterogeneo, ma rischiano di perdere di vista la propria brand identity. Quindi per conoscere meglio il proprio bacino di utenza dovrebbero passare in rassegna tutti i dati che Facebook Insights fornisce.

Per superare il “controllo qualità” e guadagnare la precedenza sul news feed, è importante offrire agli utenti argomenti in grado di generare interesse e interazioni positive: non solo like ma discussioni e condivisioni. Per creare contenuti vincenti, è necessario sperimentare e analizzare quanto accade sulla propria pagina e in quelle dei competitor. Bisogna anche essere pronti alla creazione di post “dell’ultimo minuto” come attualità e trend del giorno.

Facebook penalizza i contenuti “scorretti”, quei post che, con frasi ingannevoli, veicolano l’utenza su un link esterno per portare visite a un sito web. Fanno parte della lista nera anche i post di Engagement Baiting, che contengono frasi nello stile del “condividi se anche tu…”, “scopri di più…”, “leggi qui…”

Pronti a sfidare le regole dell’algoritmo?