Social Commerce: i mercati sono conversazioni

 

Nell’era digitale anche il mercato si muove a tempo di social network. La pubblicità e il commercio sembrano essere inevitabilmente attratti dai luoghi dove le persone trascorrono il proprio tempo ed è proprio in base all’aumentare delle ore trascorse sulle community che si è iniziato a parlare di come vendere ai consumatori proprio sui social network.1Nasce il Social Commerce, la strategia di vendita di prodotti e servizi attraverso i canali social, che sta ottenendo sempre più successo grazie ai due principi che ne sono alla base: mettere in contatto le persone e i loro amici nel luogo in cui comprano e, contemporaneamente, far sì che le persone acquistino nei luoghi in cui sono connesse.

Punto di forza del Social Commerce è quello di essere un’estensione naturale dei quotidiani comportamenti d’acquisto, come il fare shopping con gli amici e chiedere consigli per poi decidere, almeno in parte, in base al loro feedback. In questa evoluzione social del commercio – molto più collaborativo e condiviso – le persone influenzano i loro pari e su queste influenze, positive o negative che siano, si sviluppa la concorrenza tra brand, il cui valore è dato esclusivamente dall’esperienza degli utenti.

Il capovolgimento dei tradizionali meccanismi di vendita è un’altra caratteristica di questo tipo di commercio: se normalmente sono le aziende a proporre i propri prodotti ai clienti, nel caso del social commerce sono gli utenti a creare il proprio business, usufruendo degli strumenti che le aziende mettono a disposizione.

teeserUn esempio viene da Teeser, il social commerce nato per guadagnare vendendo un articolo semplicissimo come le t-shirt. Ideata da cinque trentenni italiani, la piattaforma permette di creare maglie personalizzate, da condividere e vendere sui social network, con garanzia di consegna entro le 48 ore successive. Un vero e proprio negozio elettronico con assortimento personalizzato, dove informazioni rilevanti, interazione e partecipazione sono plasmate non solo dai media, ma dagli amici dei clienti e dall’estensione della loro rete sociale.

È la psicologia sociale dell’influenza a caratterizzare la differenza tra e-commerce e Social Commerce: impariamo dalla conoscenza e dall’esperienza di altri che conosciamo e di cui ci fidiamo.

Secondo i dati del Financial Times l’incremento di vendite dei negozi online supera di gran lunga quello dei negozi fisici. Il motivo? Nel caso del social commerce, la fiducia sembra essere più efficace della pubblicità.

Digital PR

Da quando il digitale è entrato a far parte della quotidianità nel mondo del lavoro, alcune professioni hanno saputo (e dovuto) evolversi con la digitalizzazione.

La facilità concessa dal web di entrare in contatto e stringere relazioni con interlocutori lontani e talvolta sconosciuti, ha fatto sì che alcuni settori lavorativi un tempo esclusivamente offline si siano oggi radicalmente trasformati.
Un esempio calzante riguarda le professioni legate alle Pubbliche Relazioni svolte dalle agenzie di comunicazione. Se un tempo le PR tradizionali si sviluppavano per lo più con i giornalisti, in quanto principali divulgatori delle notizie sui media, oggi i canali digitali hanno fortemente incrementato il numero di destinatari a cui rivolgere le proprie comunicazioni. Oltre ai giornalisti, le agenzie e gli uffici di comunicazione devono necessariamente relazionarsi anche con le persone. Il pubblico ritiene, infatti, sempre più attendibile la voce di nuove figure quali influencer, blogger, community e social media manager.2 E così, come cambia l’interlocutore, cambia anche l’approccio per contattarlo. In virtù di questo è stata teorizzata una modifica nella definizione stessa di PR Digitale: se fino a poco tempo fa l’acronimo PR era comunemente inteso come Public Relations, oggi viene meglio espresso – almeno nel settore digital – come People Relations.
La figura del Digital PR ha il compito di far conoscere i progetti creati e/o promossi dall’organizzazione ai personaggi attivi che operano in rete, per promuovere e far circolare la notizia, il prodotto o l’evento per il quale si vuole creare awareness. Ad esso spetta definire la strategia di comunicazione e di engagment a seconda dei propri interlocutori per poi individuare le più efficaci modalità di presenza nei canali digitali
In pratica
Un bravo Digital PR si occupa di:
• conoscere ed essere costantemente aggiornato sui canali e le piattaforme sui quali il target è più o meno attivo
• attivare/ingaggiare dei contatti in base al settore in cui si opera
• creare e aggiornare un database di contatti da coinvolgere negli specifici progetti di comunicazione
• curare e gestire le relazioni con i propri interlocutori e interagire con loro online
• attivare le relazioni coltivate in occasione dei progetti aziendali
• produrre contenuti
• monitorare il buzz (brusio della rete)
• gestire i flussi di comunicazione sulle “piazze sociali” (social media, community, forum, ecc.) legati all’oggetto della comunicazione
• creare una reportistica a termine delle attività