È LA NUOVA COMUNICAZIONE, BELLEZZA

Solitamente si pensa alla pubblicità e all’informazione come due mondi distinti, ma ora la comunicazione è fatta di contaminazioni, fusioni e non parliamo solo di media mix, cioè dell’uso di diversi mezzi di comunicazione per veicolare un singolo messaggio.

La vera sfida è riuscire a raccontare un’azienda o una società senza che l’utente o il cliente lo percepisca come spam. Bisogna infatti partire dalle esigenze del cliente e riuscire ad essere utili e fruibili. È importante per le aziende riuscire a portare all’attenzione degli utenti dei contenuti di valore, che non siano una mera vendita del prodotto, è in questo modo che poi si crea una vera comunità e fiducia.

Il mondo della comunicazione sta puntando sempre di più su questa via, cercando di fare informazione sul brand o sul settore di appartenenza, per creare un testo che punti l’attenzione in contemporanea sia su una notizia che sul prodotto. Entra in gioco il famoso storytelling di cui ormai si sente parlare in abbondanza e che è il punto focale di molte strategie di comunicazione, sia via social che non.

Non rimane che iniziare a raccontare questa storia.

“C’era una volta…”

 

Millennial: di quale comunicazione si fidano?

Oltre 11 milioni di italiani appartengono alla generazione dei Millennial: anagraficamente parliamo dei giovani nati tra gli anni ’80 e gli anni 2000, esigenti, tecnologicamente evoluti, informati e con un buon potere d’acquisto. Sono i giovani cresciuti con iternet, di età compresa tra 21 e 34 anni, ed hanno i più elevati livelli di fiducia nei format online e mobile, seguiti a ruota dalla Generazione X (età 35-49).

Vale la pena chiedersi quali sono i format, i canali pubblicitari, gli stili e i messaggi che più ispirano la loro fiducia. A dispetto dell’immagine che spesso si ha quando se ne parla (alto tasso di disoccupazione e difficoltà nel trovare la propria indipendenza), i giovani sono un pubblico potenzialmente interessante dal punto di vista economico.1

Come ha commentato Randall Beard, Presidente di Nielsen Expanded Verticals: “I Millennial consumano in media in modo diverso dai loro corrispettivi più anziani, esercitando un maggior controllo su quando e dove guardano, ascoltano e leggono contenuti – e su quale dispositivo. Ma anche se fanno minor affidamento sui canali tradizionali, la loro fiducia e la loro disponibilità a compiere un’azione su questi format rimane elevata”.

Ma quale tipo di pubblicità funziona meglio con questo target?

Nonostante internet sia una risorsa fondamentale per gli acquisti dei Millennial – l’81% dichiara che è utile per verificare il prezzo e cercare promozioni e sconti – la TV rimane un mezzo importante da presidiare. I giovani dai 18 ai 34 anni, infatti, passano ben 4 ore 25 minuti al giorno davanti alla televisione. Inoltre, secondo i dati provenienti dai modelli econometrici Nielsen, oltre il 70% delle vendite generate dagli investimenti pubblicitari deriva dalla TV.

Tuttavia, dal punto di vista della memorabilità degli spot, i dati confermano la difficoltà che i brand sperimentano nel fare breccia su questi giovani consumatori: dalle ricerche Nielsen sull’efficacia della comunicazione televisiva in UK (TV Brand Effect) risulta che solo il 16% di coloro che hanno tra i 21 e i 34 anni anni ricorda il contenuto di uno spot e lo attribuisce correttamente al brand 24 ore dopo essere stato esposto (contro una media a totale popolazione del 30%).Quali_updated

Distinguersi però è possibile: a fare la differenza sono gli elementi creativi! Dalla ricerca TV Brand Effect risulta che gli spot più ricordati sono quelli che riescono a raccontare una storia in modo semplice e che riescono a coinvolgere emotivamente gli spettatori. Naturalmente, il contesto è fondamentale. Anche alcuni generi e programmi risultano più affini a questo target e favoriscono la memorabilità degli spot: miniserie, istruzione/educazione, talk show e intrattenimento sono i generi che favoriscono l’efficacia con i Millennial.

(Fonte Nielsen)

L’efficace strumento dell’Email Marketing

L’email marketing – ovvero l’insieme di azioni di marketing diretto volte a comunicare messaggi commerciali (e non) al pubblico – è una parte sempre più rilevante della strategia di comunicazione di aziende e organizzazioni. Controllare la posta elettronica rientra tra le prime attività mattutine di gran parte della popolazione italiana. Secondo i dati dell’Email marketing experience report 2015, in media ogni utente riceve 30 email al giorno, di cui 7 sono newsletter da parte di aziende che vogliono promuovere un prodotto o un servizio.1

Questo sistema ha preso immediatamente piede grazie ai notevoli vantaggi che possono derivarne rispetto ai metodi tradizionali maggiormente utilizzati in precedenza, come il volantinaggio, gli spot radiofonici o televisivi e i messaggi per mezzo stampa su giornali o riviste di settore. In tutti i sistemi sopra elencati è presente un problema che frena la riuscita di un marketing perfetto: il fatto che essi presentano una comunicazione forzatamente mono direzionale. Questo fa sì che il potenziale cliente si senta isolato nella scelta e per questo non agisca affatto, allontanandosi dallo scopo della comunicazione.

Tra tutti gli strumenti a disposizione delle imprese, le campagne DEM (Direct Email Marketing) offrono diversi vantaggi…

1) È economico

Spedire un’email è infinitamente più economico rispetto ad attuare qualunque altra forma di comunicazione tradizionale. Ciò permette di poter spedire email in modo regolare senza, tuttavia, dover investire un patrimonio. Non è un caso che da anni aziende più o meno grandi utilizzino questa strategia come principale mezzo di comunicazione o promozione e, talvolta, abbinata altre strategie.

 2) È istantaneo e flessibile

Le email arrivano immediatamente, al contrario di altre forme di comunicazione, in virtù di ciò è possibile attuare diverse tecniche per massimizzarne la resa, come:

– inviare diversi tipi di messaggio a un numero di utenti ristretto, in modo da poter vedere subito quale funziona meglio e, successivamente, spedire quello più efficace al resto della mailing list.

– possibilità di profilare i messaggi per differenti categorie di clienti, in modo che ognuno riceva la mail più indicata alle proprie esigenze.

3) Fidelizzazione

Grazie all’economicità dell’email marketing si può tenere un contatto frequente con i clienti, permettendo quindi una fidelizzazione che con altri mezzi è impossibile portare avanti. Inoltre, con le email si può effettuare una comunicazione diretta, one to one e personalizzata, anche citando per nome l’interlocutore. Questo, contestualmente ad un buon copywriting, permette di creare un legame di fiducia tra azienda e cliente.

4) Verifica dei risultati

È possibile verificare i risultati di una campagna di email marketing:

– se la campagna mira a generare traffico verso un sito web è possibile verificare quanti accessi in più rispetto al normale si sono registrati nel periodo immediatamente successivo alla campagna.

– se la campagna mira a pubblicizzare un prodotto, è possibile monitore le vendite effettuate tramite il link inserito nella mail.

 Email_Marketing

Write. Edit. Sent. Repeat.

Come comunicare il brand nell’era del real time

cityofsound_(10)E’ il video la nuova frontiera dei social media. Sempre più servizi e nuove applicazioni arrivano a supporto del mobile live streaming, ma quali sono le potenzialità di questo nuovo strumento?

Accessibile solo dagli inizi di marzo, il mobile live streaming sta già riscontrando grande successo, suscitando l’interesse dei brand internazionali.Il live streaming trasforma gli smartphone in una finestra interattiva sul mondo, con qualche dubbio legale soprattutto sui diritti di eventi e manifestazioni, tanto da essere stata vietata nell’ultimo torneo di Wimbledon.

La prima App a far parlare di sé è stata Meerkat che a un mese dal lancio contava già 120.000 download nell’App Store, grazie soprattutto al suo collegamento al Festival musicale e cinematografico South by Southwest di Austin. Subito utilizzato per gli eventi più vari, per delle dimostrazioni o per dei lanci di prodotto, la sua fama è però stata presto oscurata da Periscope, una start-up nata con l’ambizione di creare “qualcosa di molto vicino al teletrasporto”. Acquistata da Twitter per 100 milioni di dollari, Periscope è velocemente diventata l’app di live streaming per antonomasia, con  la possibilità di fare replay, fornire dati di performance, streaming istantaneo, e un layout molto più fresco e professionale rispetto alle precedenti.

A parlare sono i numeri: l’allora CEO di Twitter, Dick Costolo, dichiarò che a dieci giorni dal lancio di Periscope era stato superato il milione di utenti nel mondo, e anche in Italia l’accoglienza non è stata da meno. Nel solo primo weekend, infatti, sono stati contati più di centomila link alle dirette condivisi su Twitter. E tutto questo con la sola versione per iPhone.

Se l’utilità del mezzo è evidente per i giornalisti (così come l’aveva voluta il fondatore), le celebrities, gli editori e i politici, la sua particolarità impone una riflessione specifica per le aziende, con realizzazione di contenuti aldilà di eventi e spettacoli, o dell’annuncio esclusivo di novità. Si potrebbero immaginare ad esempio sessioni di domande e risposte, tutorial, esperienze di utilizzo condivise dagli influencer o trasmissioni in cui veicolare codici promozionali esclusivi.

Regalare contenuti inediti è la forza della comunicazione attraverso i social media. Importante è anche cavalcare l’onda della notorietà di alcuni protagonisti di questi canali, ponendoli al centro della comunicazione. Nel mese di luglio, ad esempio, Lidia Schillaci, nota Periscoper italiana, a bordo della nuova Smart Forfour ha interpretato per le vie di Roma famosi successi italiani e internazionali nel contesto di #cityofsound. Risultato di un accordo tra Smart e SIAE, la Società Italiana degli Autori ed Editori, è stato così lo streaming live di due sessioni al giorno di concerti itineranti per promuovere il lancio della nuova Smart forgigs.

Le applicazioni di live streaming permettono di coinvolgere quasi totalmente l’utente, mantenendo bassi i costi e sfruttando l’attimo. L’efficacia del messaggio si concentra nella possibilità dello spettatore di assistere a qualcosa di unico e irripetibile.

De-focused concert crowd.

Periscope

Per saperne di più leggi “App per il live streaming, quali le potenzialità di questo nuovo strumento?” su Lusso Style di Agosto

www.lussostyle.it

La “dura” vita dell’opinion leader su Twitter

“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti in un suo celebre film e lo sono ancor di più se, come su Twitter, si hanno a disposizione solo 140 caratteri per riuscire a dire qualcosa di interessante, geniale o che colpisca chi lo legge tanto da porre un apprezzamento o addirittura convincerlo a fare proprio il vostro pensiero condividendolo.

Sono le dinamiche psicologiche che stanno alla base di uno del social network e che coinvolgono ogni giorno più di 310 milioni di utenti. Ma sono davvero tutti così influenti? No, naturalmente. Secondo uno studio di Yahoo e della Cornell University, nel 2011, era solo lo 0,05% degli utenti a creare contenuti, mentre tutti gli altri non facevano altro che utilizzare quest’ultimi o dire la loro sugli argomenti degli opinion leader.

E non pensate che quest’ultimi siano per forza importanti politici o intellettuali impegnati, anzi. Eccezion fatta per Barack Obama che si trova al terzo posto della classifica mondiale degli account Twitter con 67 milioni di followers, nei primi posti stazionano esclusivamente star dello spettacolo e della musica.

Al primo posto c’è Katy Perry che con i suoi 75 milioni di followers può contare al suo seguito una “nazione” più popolosa della nostra. Al secondo posto c’è Justin Bieber con 67 milioni di followers.
Ecco il resto della classifica:

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Fonte: Twittercounter.com

Si tratta di cifre incredibili che rendono ogni frase twittata una notizia che rimbalza su testate online e telegiornali e che permettono alle celebrità di avere anche un ritorno economico. Personaggi come Rhianna o Lady Gaga (per citare due account tra i primi dieci) hanno followers in tutto il mondo. Ecco perchè i grandi brand internazionali fanno a gara anche solo per una foto postata su questi canali social con magari addosso qualcuno dei loro prodotti.

Naturalmente Twitter non ha solo una funzione “fun” o commerciale. Negli ultimi tempi, visto il risalto che i media tradizionali stanno riservando al social network, molti personaggi pubblici lo utilizzano come un vero e proprio ufficio stampa e spesso lasciano a un cinguettio il compito di importanti comunicazioni personali o professionali. Basti pensare a un personaggio come Mario Balotelli, non proprio congeniale alla stampa, che spesso usa Twitter per smentire o contrattaccare gli autori di articoli al vetriolo sul suo conto o sulla sua vita privata.

Ma Twitter non è solo rosa e fiori e non sempre solo le opinioni dei cosiddetti opinion leader contano. Anzi, in molti casi è la massa a farla da padrone e, in alcuni casi, ad essere “letale” per alcuni personaggi pubblici. Ne sono un esempio in Italia il direttore di Radio Deejay Linus, costretto in questi giorni a lasciare Twitter dai tifosi della Juventus poiché costantemente ricoperto di insulti per cose che in realtà non avrebbe mai detto, ma che sono state semplicemente distorte da un perverso passaparola in rete.

Dello stesso avviso fu, qualche anno fa, il direttore del TgLa7 Enrico Mentana che lasciò Twitter stanco delle sue dinamiche e che si congedò dai suoi oltre 300 mila follower con un messaggio diventato a sua volta virale in quel periodo e che vi riproponiamo perché ancora tristemente attuale:

“Un saluto finale a tutti. Il numero di tizi che si esaltano a offendere su Twitter è in continua crescita. Calmi, tra poco ce ne andremo, così v’insulterete fra di voi.

Non mi arrendo davanti a “due battute”. In un anno non ho mai bannato nessuno. Ma se il bar che amate si riempie di ceffi, cambiate bar. O no?

Curioso: gli argomenti usati dai difensori dell’anonimato su Twitter sono gli stessi addotti dai massoni per giustificare le logge coperte…

Resterei se ci fosse almeno un elementare principio di uguaglianza: l’obbligo di usare la propria vera identità. Strage di ribaldi col nickname.

Sono contrario alle limitazioni e alle censure per legge. Sono contrario ai blocchi , censure private. Twitter è così, o l’accetti o lasci”.

Davvero, non servono milioni di follower per essere un opinion leader.

Il successo di un evento? È il successo di un team in sintonia con la regia!

Gli eventi sono considerati a tutti gli effetti una leva di comunicazione molto potente poiché permettono il contatto diretto con pubblico – media, consumatori o semplici spettatori – trasmettendo in maniera innovativa, i mondi di riferimento di un brand o di un soggetto promotore.

Il segreto di un evento di successo è racchiuso nella capacità di farsi notare e quindi distinguersi per originalità, cosa che ad oggi, nella miriade di notizie quotidiane diffuse da media, blog, forum, social è un vero e proprio lavoro e implica impegno e competenza.

Il committente che si rivolge ad agenzie di comunicazione, affidando ad esse la parte organizzativa di un evento, ritiene che il suo prodotto, fiera, o iniziativa siano i migliori e unici sul mercato e si aspetta che ciò emerga.

j0127868Il primo punto da affrontare è approcciare con razionalizzazione il tema oggetto dell’evento, individuando gli aspetti positivi per valorizzarli: “ lancio di un prodotto esclusivo”, “ nascita di un’iniziativa originale”, ma anche i suoi punti critici: “data imminente e imprescindibile” “target non omogeneo”.

Tutti aspetti che un buon comunicatore sa e di cui deve tener conto prima di tutto. Dopo di che si stende un programma completo di tutte le azioni e i servizi inerenti all’evento, e dopo aver ricevuto un riscontro scritto da parte di tutti gli attori del programma a conferma di esso si procede con gli aspetti operativi.

Iniziando dagli invitati, molta cura va riposta nell’invito, non troppo prolisso e in grado di suscitare curiosità. Ma l’attenzione rivolta all’ospite non deve esaurirsi al momento della sua conferma di partecipazione, anzi il committente deve considerare che gli invitati che partecipano all’evento desiderano un’attenzione nei loro riguardi anche e soprattutto in sede di evento. Che si tratti di un prodotto, di un servizio o di una buona causa, compito del team organizzativo è dunque quello di coinvolgere le persone invitate, rendendole parte del tema trattato in modo da creare con esso un legame di tipo personale, unico e quindi più forte. Ciò fa sì che l’evento stesso diventi un momento di condivisione e dunque di unione.

È bene predisporre quindi un’accoglienza adeguata e se possibile un piano di piccole attività che siano in grado di coinvolgerli attivamente. Se ad esempio l’evento è stato realizzato in sostegno di una causa, la raccolta firme potrebbe essere un modo per consentire al pubblico di sostenerla attivamente. In occasione di promozione o lancio di un prodotto, un desk fotografico potrebbe essere utile a immortalare i volti dei partecipanti accanto al nuovo packaging ecc.sedia director

Seguono poi la scelta della location – attraente ma non dispendiosa (il cliente vuole il massimo pagando il meno) – servizi di catering, hostess, fotografo, service TV, sicurezza: tutti debbono essere di buon livello e selezionati dalla nostra rubrica di nomi affidabili e sicuri – di quelli che non ti lasciano in “brache di tela” mezz’ora prima, facendo aumentare le pulsazioni al limite del ricovero –

Riuscire a motivare e a far funzionare uno staff di collaboratori dipende più dalla vostra capacità organizzativa che dalla retribuzione promessa. Creare un clima di collaborazione, trasmettere la vostra passione, fare incontri e riunioni, ascoltare i consigli di tutti, delegare e responsabilizzare quanto più possibile. Il lavoro di squadra e il coinvolgimento personale che ogni elemento del team mette nella realizzazione dei propri compiti sono indispensabili nella buona riuscita dell’evento.

Infine, prima di entrare in scena, si riassume il piano dell’evento col cliente e con lo staff d’agenzia, lo si condivide con i collaboratori esterni e… si parte col conto alla rovescia!

Se tutto è stato programmato come si deve, il successo dell’evento è garantito. Ma chi lo sa?

L’agenzia di ufficio stampa dei nostri giorni, oltre a ideare e organizzare l’evento, deve offrire una comunicazione integrata, che spazi sui vari media della stampa, TV, radio, online, social.

La pubblicazione dell’evento e la visibilità che otterrà sui media ne misureranno il successo e la soddisfazione di chi ne ha diretto la regia.

Digital PR

Da quando il digitale è entrato a far parte della quotidianità nel mondo del lavoro, alcune professioni hanno saputo (e dovuto) evolversi con la digitalizzazione.

La facilità concessa dal web di entrare in contatto e stringere relazioni con interlocutori lontani e talvolta sconosciuti, ha fatto sì che alcuni settori lavorativi un tempo esclusivamente offline si siano oggi radicalmente trasformati.
Un esempio calzante riguarda le professioni legate alle Pubbliche Relazioni svolte dalle agenzie di comunicazione. Se un tempo le PR tradizionali si sviluppavano per lo più con i giornalisti, in quanto principali divulgatori delle notizie sui media, oggi i canali digitali hanno fortemente incrementato il numero di destinatari a cui rivolgere le proprie comunicazioni. Oltre ai giornalisti, le agenzie e gli uffici di comunicazione devono necessariamente relazionarsi anche con le persone. Il pubblico ritiene, infatti, sempre più attendibile la voce di nuove figure quali influencer, blogger, community e social media manager.2 E così, come cambia l’interlocutore, cambia anche l’approccio per contattarlo. In virtù di questo è stata teorizzata una modifica nella definizione stessa di PR Digitale: se fino a poco tempo fa l’acronimo PR era comunemente inteso come Public Relations, oggi viene meglio espresso – almeno nel settore digital – come People Relations.
La figura del Digital PR ha il compito di far conoscere i progetti creati e/o promossi dall’organizzazione ai personaggi attivi che operano in rete, per promuovere e far circolare la notizia, il prodotto o l’evento per il quale si vuole creare awareness. Ad esso spetta definire la strategia di comunicazione e di engagment a seconda dei propri interlocutori per poi individuare le più efficaci modalità di presenza nei canali digitali
In pratica
Un bravo Digital PR si occupa di:
• conoscere ed essere costantemente aggiornato sui canali e le piattaforme sui quali il target è più o meno attivo
• attivare/ingaggiare dei contatti in base al settore in cui si opera
• creare e aggiornare un database di contatti da coinvolgere negli specifici progetti di comunicazione
• curare e gestire le relazioni con i propri interlocutori e interagire con loro online
• attivare le relazioni coltivate in occasione dei progetti aziendali
• produrre contenuti
• monitorare il buzz (brusio della rete)
• gestire i flussi di comunicazione sulle “piazze sociali” (social media, community, forum, ecc.) legati all’oggetto della comunicazione
• creare una reportistica a termine delle attività

Social Media Strategy

I social network rappresentano per l’azienda un canale di comunicazione ormai imprescindibile per attuare una strategia di marketing efficace.

Fare comunicazione attraverso i social permette all’azienda di avere molti più vantaggi rispetto a quella tradizionale. Primo tra tutti la possibilità di raggiungere con un post una pluralità di target nel medesimo momento. È importante però che i contenuti siano elaborati in base al social media che si sceglie di utilizzare, tenendo conto delle peculiarità di ognuno di essi.

La grande rivoluzione apportata dalla comunicazione sui social è strettamente legata all’immediatezza nella pubblicazione dei contenuti. Barriere che sembravano insormontabili come la distanza geografica o temporale sono state letteralmente abbattute dai nuovi canali di comunicazione. Ciò è favorito dalla semplicità con cui il target ha accesso ai contenuti mediante un qualsiasi dispositivo mobile, smartphone o tablet, ormai largamente utilizzati dalla maggioranza delle persone. Comunicare sui social significa anche immediatezza in termini di risposta e gradimento da parte dello stesso pubblico.Social-Media-2-540x359Ogni post, video, foto o contenuto nel momento stesso in cui viene pubblicato diviene strumento di analisi misurabile in termini di like, visualizzazioni, coinvolgimento e risposta. In questo modo l’azienda dialoga virtualmente con l’utenza finale abbattendo i limiti legati alla comunicazione tradizionale.Altra grande potenzialità dei social è che il loro utilizzo non comporta costi, sia per chi pubblica contenuti, sia per chi li legge. Infine questo tipo di comunicazione offre alle aziende la possibilità di essere editor di se stesse in merito ai contenuti e alle modalità con cui pubblicarli. Quest’ultimo punto può però rivelarsi un’arma a doppio taglio se non si hanno le giuste conoscenze in materia di social media strategy.

Un esempio di social media strategy efficace è quello degli internazionali BNL d’Italia. Durante la Social Media Week tenutasi a Roma questo giugno, gli organizzatori della manifestazione hanno illustrato la loro media strategy da cui prendiamo spunto per definire come si sviluppa.
– Analisi
Prima di attuare una social media strategy è opportuno fare un’analisi della storia aziendale per definire quali siano i valori da comunicare e in che modo.

– Programmazione
La social media strategy richiede una programmazione che definisca con quale frequenza/modalità pubblicare i contenuti e quali canali utilizzare per farlo.

– Contenuti
I contenuti hanno il compito di attirare attenzione e quindi generare Engagement da parte del pubblico. Per far si che ciò accada i contenuti offerti devono essere esclusivi, attuali e autentici.

– Interattività
La forza dei social media risiede anche nella loro capacità di rendere il pubblico attivo. È buona regola attuare una strategia basata sul dare/avere ossia pubblicare un post in cui si chiede al pubblico di caricare foto taggando l’azienda e poi ripubblicarla sui canali ufficiali della stessa è un modo per rendere i contenuti interattivi coinvolgendo i consumatori.

– Integrazione
Una buona social media strategy prevede un’integrazione tra i diversi canali utilizzati. Ad esempio caricare su Facebook un contenuto aziendale visibile su YouTube può aumentarne le visualizzazioni allargando il target esposto allo stesso contenuto

– Innovazione
A prescindere dal canale utilizzato, una buona strategia social si distingue per originalità nel modo di utilizzarli. Se ad esempio viene lanciato un contest in cui si richiede ai consumatori di scattare una foto potrebbe essere interessante organizzare dei photo moment in spazi precedentemente adibiti agli scatti, trasformandoli in set fotografici. Oppure predisporre delle foto cornici originali in cui chiedere di inserire le foto.

Love-Social-Media
Stay social!

Contagiosi, virali. VIDEO

Tra gli strumenti di comunicazione non convenzionali le aziende, da qualche hanno a questa parte, hanno iniziato a utilizzare i video virali. Prerogativa fondamentale di questo strumento è la sua capacità di propagarsi spontaneamente diffondendosi tra un alto numero di persone – da qui il termine virale – come per effetto di un contagio tra esse.

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Ciò che incuriosisce in questa scelta strategica è che in realtà, trattandosi di campagne di comunicazione, tutti i video messi in circolazione nascono con l’intento di raggiungere quante più persone possibile. Quello che non è altrettanto certo è che ciò avvenga sempre nello stesso modo e soprattutto ottenendo lo stesso grado di contagio di un video realmente definibile virale.

Pubblicità? No, Grazie.

Negli ultimi anni il bombardamento pubblicitario, diffuso soprattutto nel web, ha reso gli utenti ostili a questo tipo di messaggi. I contenuti virali hanno dalla loro parte il fatto stesso di non presentarsi al pubblico come pubblicità ma anzi come filmati capaci di incuriosire il navigatore prima ancora di palesare il brand che lo ha realizzato. Non trattandosi di pubblicità diretta, la diffusione di tali video non avviene sui classici canali distributivi – ad esempio le email – ma piuttosto si inserisce tra i comuni contenuti fruibili dai siti come YouTube. La condivisione spontanea di tali video, non percepiti come pubblicitari, è il primo punto di forza di questo tipo di comunicazione in quanto, a differenza di qualsiasi altra campagna pubblicitaria, la sua diffusione avviene gratuitamente a vantaggio delle aziende.

Condizioni di contagio

La prima regola di contagio è la creatività. Una buona idea creativa, un titolo accattivante e un messaggio semplice da fruire sono gli ingredienti alla base della propagazione. La capacità di contagiare dei video e quindi di diffondersi tra un maggior numero di persone è inoltre strettamente legata al fattore tempo. Un filmato per essere virale deve saper catturare l’attenzione di chi lo guarda nei primi 5 secondi e di emozionarlo nei primi 60. La maggioranza dei video di successo riporta caratteristiche comuni facilmente traducibili come “condizioni di contagio”. Prima tra tutte la capacità di stupire. Lo stupore è dato da una trama non banale, dalla scelta di personaggi  capaci di suscitare emozioni –  quali riso, tenerezza, pathos, mistero, suspense – che vadano in crescendo e mai in senso contrario. Una musica incalzante può aiutare a scandire il ritmo di fruizione dei contenuti. In fine il colpo di scena fa sicuramente la differenza e può essere sfruttato per un ritorno in termini di promozione e pubblicità ad esempio scegliendo di svelare il logo dell’azienda mittente solo al termine del filmato. Quest’ultimo se palesato in un contesto non commerciale ma anzi inserito in una sequenza divertente risulterà meno invasivo e quindi non rifiutato, ma condiviso.

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