World Food Day, la giornata mondiale del cibo contro gli sprechi

Lo scorso fine settimana si è svolto il World Food Day, la giornata mondiale dell’alimentazione, momento per porre l’attenzione sul cibo in generale, e in particolare sulle abitudini alimentari degli italiani e sullo spreco di cibo. Quest’ultimo argomento è stato l’argomento principale, considerando che, nonostante la sensibilizzazione degli ultimi anni, lo spreco di cibo vale 8 miliardi di euro all’anno, ovvero circa 30 euro mensili a famiglia per 600 grammi circa di cibo. Questo valore è, però, relativo solo allo spreco percepito dalle persone intervistate. Secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Swg e del progetto Reduce (Università di Bologna / Ministero dell’Ambiente), la perdita è di ben 12 miliardi di euro. A questa cifra vanno poi sommate la perdita in campo (1 miliardo e 25 milioni), gli sprechi nell’industria (1 miliardo e 160 milioni) e nella distribuzione (1 miliardo e 430 milioni). Si arriva così al valore di 15 miliardi e 615 milioni di spreco alimentare annuo in Italia (elaborazione Distal Università di Bologna e Last Minute Market su dati Borsa Merci Bologna).

Per contrastare questo fenomeno decisamente importante è stata introdotta una nuova normativa anti spreco, che si unisce alla maggiore consapevolezza da parte dei consumatori, in particolar modo all’interno delle famiglie, dove l’attenzione aumenta in presenza di figli, in cui subentra oltre all’aspetto economico quello educativo. Nonostante ciò, il 25% degli italiani è convinto che lo sperpero maggiore non avvenga in casa ma dipenda dalla grande distribuzione e dalla ristorazione. Per questo motivo, da Novembre, partirà un monitoraggio dello spreco in collaborazione con diverse famiglie italiane. Si tratta del progetto “Diari di famiglia Waste Watcher”, promosso e realizzato dall’università di Bologna per misurare lo spreco reale attraverso annotazioni dettagliate, con valenza statistica e con il controllo incrociato tra quanto scritto e quanto effettivamente gettato nell’immondizia. Questo perché “Studiare le cause e i comportamenti familiari – spiega il docente Luca Falasconi, responsabile scientifico di Reduce – è il primo passo per garantire policies adeguate di prevenzione dello spreco.”

Discorso a parte vale per le mense scolastiche, dove si stima uno spreco di cibo preparato tra il 20 e il 50% dovuto soprattutto alla poca abitudine da parte dei bambini di mangiare verdure o, comunque, alimenti differenti tra quelli preferiti a casa.

In conclusione, la sensibilizzazione all’educazione alimentare va di pari passo con quella che insegna a non sprecare ai figli, come crede il 78% degli intervistati.

Home Restaurant

Dove andare a cena? Stanchi della solita atmosfera da ristorante, sembrano aumentare coloro che scelgono gli Home Restaurant: ambiente familiare al 100%, ricette spesso legate alle origini di chi le prepara, atmosfera informale e prezzi decisamente abbordabili!

Lo chef sei tu

cpoLa nuova filosofia degli amanti dell’arte culinaria è proprio questa, adibire casa propria a locale da ristoro per amici, e non solo! Nel centro di Roma a molti è bastato avere una cucina attrezzata, una sala da pranzo spaziosa quanto basta e magari un terrazzo con vista su la città e così il fenomeno del “home food” ha preso piede e continua a crescere.
Sarà perché indossare un cappello da chef è divertente, o perché, a quanto pare, cucinare per gli altri è un ottimo antidepressivo e rende felici. Abbracciata soprattutto da giovani e neolaureati, l’ideagnammo905 di trasformare il tempo trascorso ai fornelli in una vera e propria attività ha un suo fascino e rispetto all’anno passato – stando al conteggio della Fipe Commercio di Roma – è cresciuta del 200%.
I social sono naturalmente un ottimo connettore tra commensali e ristoratori considerando che basta digitare “home restaurant Roma” su Facebook e oltre 300 strutture riempiono lo schermo con menù e serate in programma con prezzi che spesso non superano i 20€ a persona. Un esempio? Gnammo.com è un sito in cui è possibile rivolgersi agli home restaurant di tutta Italia. Basta scrivere la propria città e vedere cosa offrono i padroni di casa, in un attimo si palesano menù di ogni genere da parte di persone che offrono cene vegane, etniche, di carne, di pesce, a tema oppure no, in centro o fuori città, sulle terrazze o a bordo piscina, insomma c’è l’imbarazzo della scelta!

Voglia di mettervi in gioco? Strano ma vero, il disegno di legge non mette paura!
Art. 1. (Oggetto e finalità)
1. Ai fini della presente legge, per «home food» si intendono le attività finalizzate all’erogazione del servizio di ristorazione esercitato da persone fisiche all’interno delle proprie strutture abitative.
2. La presente legge ha lo scopo di valorizzare e diffondere l’home food, la cultura del cibo tradizionale e la cultura del prodotto tipico e del territorio.
Art. 2. (Attività di home food )
1. Per lo svolgimento delle attività di home food, i soggetti di cui all’articolo 1, comma 1, si avvalgono della propria organizzazione familiare e utilizzano parte della propria struttura abitativa, anche se in affitto, fino ad un massimo di due camere, per espletare il servizio di home food, per un numero massimo di venti coperti al giorno, a prescindere dal numero di camere adibite alla somministrazione.
2. Al fine dell’esercizio dell’home food, i locali della struttura abitativa di cui al comma 1 devono possedere i requisiti igienico-sanitari per l’uso abitativo previsti dalle leggi e dai regolamenti vigenti.
3. L’esercizio delle attività di home food non costituisce e non necessita alcun cambio di destinazione d’uso della struttura abitativa di cui al comma 1 e comporta, per i proprietari o conduttori della struttura medesima, l’obbligo di adibirla ad abitazione personale.
4. Al fine dell’esercizio dell’home food i soggetti di cui all’articolo 1, comma 1, sono tenuti a comunicare al comune competente l’inizio dell’attività, unitamente ad una relazione di asseveramento redatta da un tecnico abilitato. Non è necessaria l’iscrizione al registro esercenti il commercio.
5. Il comune destinatario della comunicazione di cui al comma 4 provvede ad effettuare apposito sopralluogo al fine di confermare l’idoneità della struttura abitativa di cui al comma 1 all’esercizio delle attività di home food.
6. 6. Alle attività di home food si applica il regime fiscale previsto dalla normativa vigente per le attività saltuarie.