Facebook studia una soluzione contro le notizie bufala

Facebook e i social network in generale sono diventati ormai fonte unica di informazione per una vasta parte della popolazione, che arriva a utilizzare i social network come unico mezzo per informarsi e restare in contatto con l’attualità.

A molti di noi è capitato, almeno una volta, di imbattersi su un articolo a prima vista interessante con all’interno una notizia sconvolgente, che però non contiene nulla di vero né quantomeno veritiero. I più scaltri hanno imparato a riconoscere le notizie false e soprattutto le testate famose per essere produttrici di informazione spazzatura, blog creati “ad hoc” per fare soldi a suon di like e di inserzioni pubblicitarie.

Questo sistema può sembrare a prima vista innocente, un modo becero per guadagnare con i social, ma, in realtà, sta creando non pochi problemi a chi non ha tempo né voglia di approfondire le notizie o chi, per fretta o pigrizia, legge solo i titoli e prende per buona anche la notizia più strampalata.

La scelta di Zuckerberg di monitorare e arginare il problema delle bufale su Facebook non nasce dalla volontà di indirizzare gli utenti verso una giusta informazione, ma è una forma di tutela dopo le pesanti accuse che hanno colpito il numero uno dei social mondiali dopo le elezioni americane.

Secondo molti opinionisti statunitensi le bufale girate su Facebook durante la campagna elettorale a stelle e strisce hanno sensibilmente condizionato il voto che ha portato alla vittoria di Trump e in altri Paesi, tra cui Filippine e Indonesia, alcuni politici sono stati costretti a smentire pubblicamente calunnie che stavano compromettendo la loro immagine, corredate da fotomontaggi neanche troppo raffinati.

 Se questo per qualcuno può sembrare assurdo, non lo è neanche per i lavoratori dell’azienda di Zuckerberg che hanno chiesto a gran voce un intervento risolutivo dopo la bocciatura di un progetto nato come primo intervento anti bufale, poco numerose (in proporzione alle quantità di notizie che girano su Facebook), ma con un enorme cassa di risonanza.

A breve, quindi, dovrebbe iniziare questo intervento attraverso una strategia che vedrà lavorare insieme ingegneri di Facebook ed esperti di news, insieme a un sistema di segnalazione di bufale e conseguente taglio degli advertising per gli autori.

Social media in Italia: Facebook al vertice, crollano Twitter e Google+

Mentre Twitter e Google+ perdono interazioni, Facebook conquista la nomina di social media per antonomasia, anche in Italia.

1459760422_Total-time-2015-600x335-600x335Nonostante la perdita negli ultimi due anni di alcuni affezionati, interpretabile come normale assestamento, Facebook è il social media su cui passiamo più tempo. La Total Digital Audience fornita da Audiweb e Nielsen comprende gli accessi ai social sia da dispositivi fissi che mobili e ciò che emerge dalla ricerca è una differenza di fruizione relativa all’età anagrafica degli utenti. Per le connessioni da fisso si considera un pubblico che parte dai 2 anni di età, mentre per quelle da mobile la fascia è definita tra i 18 e i 74 anni. Gli italiani che accedono a Facebook su base mese sono 27 milioni, stando ai dati Audiweb poco più di 23,5 milioni (23,6 milioni durante il solo mese di dicembre 2015).

Instagram supera Twitter

1459760308_Total-audience-2015-600x335-600x335Instagram cresce del 14% rispetto al 2014 e, con 8 milioni di utenti, supera i 6,4 milioni di utenti attivi su Twitter (in calo del 28%). Piccoli passi in avanti anche per Tumblr (+20%) e Pinterest (+15%) mentre LinkedIn perde il 16% di audience. Ogni mese passiamo (almeno) 12 ore e 20 minuti su Facebook, seguito a distanza siderale da Snapchat – ibrido tra instant messenger e social media cresciuto a dismisura negli ultimi 12 mesi – entrato ufficialmente nella classifica dei Social Media più diffusi in Italia, al quale dedichiamo 2,5 ore al mese.

Il futuro è difficile da prevedere ma Facebook sembra volerne far parte.

La “dura” vita dell’opinion leader su Twitter

“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti in un suo celebre film e lo sono ancor di più se, come su Twitter, si hanno a disposizione solo 140 caratteri per riuscire a dire qualcosa di interessante, geniale o che colpisca chi lo legge tanto da porre un apprezzamento o addirittura convincerlo a fare proprio il vostro pensiero condividendolo.

Sono le dinamiche psicologiche che stanno alla base di uno del social network e che coinvolgono ogni giorno più di 310 milioni di utenti. Ma sono davvero tutti così influenti? No, naturalmente. Secondo uno studio di Yahoo e della Cornell University, nel 2011, era solo lo 0,05% degli utenti a creare contenuti, mentre tutti gli altri non facevano altro che utilizzare quest’ultimi o dire la loro sugli argomenti degli opinion leader.

E non pensate che quest’ultimi siano per forza importanti politici o intellettuali impegnati, anzi. Eccezion fatta per Barack Obama che si trova al terzo posto della classifica mondiale degli account Twitter con 67 milioni di followers, nei primi posti stazionano esclusivamente star dello spettacolo e della musica.

Al primo posto c’è Katy Perry che con i suoi 75 milioni di followers può contare al suo seguito una “nazione” più popolosa della nostra. Al secondo posto c’è Justin Bieber con 67 milioni di followers.
Ecco il resto della classifica:

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Fonte: Twittercounter.com

Si tratta di cifre incredibili che rendono ogni frase twittata una notizia che rimbalza su testate online e telegiornali e che permettono alle celebrità di avere anche un ritorno economico. Personaggi come Rhianna o Lady Gaga (per citare due account tra i primi dieci) hanno followers in tutto il mondo. Ecco perchè i grandi brand internazionali fanno a gara anche solo per una foto postata su questi canali social con magari addosso qualcuno dei loro prodotti.

Naturalmente Twitter non ha solo una funzione “fun” o commerciale. Negli ultimi tempi, visto il risalto che i media tradizionali stanno riservando al social network, molti personaggi pubblici lo utilizzano come un vero e proprio ufficio stampa e spesso lasciano a un cinguettio il compito di importanti comunicazioni personali o professionali. Basti pensare a un personaggio come Mario Balotelli, non proprio congeniale alla stampa, che spesso usa Twitter per smentire o contrattaccare gli autori di articoli al vetriolo sul suo conto o sulla sua vita privata.

Ma Twitter non è solo rosa e fiori e non sempre solo le opinioni dei cosiddetti opinion leader contano. Anzi, in molti casi è la massa a farla da padrone e, in alcuni casi, ad essere “letale” per alcuni personaggi pubblici. Ne sono un esempio in Italia il direttore di Radio Deejay Linus, costretto in questi giorni a lasciare Twitter dai tifosi della Juventus poiché costantemente ricoperto di insulti per cose che in realtà non avrebbe mai detto, ma che sono state semplicemente distorte da un perverso passaparola in rete.

Dello stesso avviso fu, qualche anno fa, il direttore del TgLa7 Enrico Mentana che lasciò Twitter stanco delle sue dinamiche e che si congedò dai suoi oltre 300 mila follower con un messaggio diventato a sua volta virale in quel periodo e che vi riproponiamo perché ancora tristemente attuale:

“Un saluto finale a tutti. Il numero di tizi che si esaltano a offendere su Twitter è in continua crescita. Calmi, tra poco ce ne andremo, così v’insulterete fra di voi.

Non mi arrendo davanti a “due battute”. In un anno non ho mai bannato nessuno. Ma se il bar che amate si riempie di ceffi, cambiate bar. O no?

Curioso: gli argomenti usati dai difensori dell’anonimato su Twitter sono gli stessi addotti dai massoni per giustificare le logge coperte…

Resterei se ci fosse almeno un elementare principio di uguaglianza: l’obbligo di usare la propria vera identità. Strage di ribaldi col nickname.

Sono contrario alle limitazioni e alle censure per legge. Sono contrario ai blocchi , censure private. Twitter è così, o l’accetti o lasci”.

Davvero, non servono milioni di follower per essere un opinion leader.

Digital Marketing

Con l’espressione digital marketing, o marketing digitale, si intende quel particolare insieme di tecniche di marketing che fanno uso dei nuovi media per promuovere brand, prodotti o servizi.

Essere presenti online in maniera commercialmente efficace è indispensabile per qualsiasi realtà di business. La presenza tuttavia non è sufficiente senza una buona strategia di marketing a supporto dell’immagine del brand e del suo posizionamento sul mercato.
Ma quali sono i punti su cui concentrarsi per ottenere risultati?

Content_is_king_on_social_marketingContent is the king
I contenuti per il web devono essere di qualità: originali, pertinenti, informativi e interessanti per il target di utenti del mercato in cui il brand opera.
Content Curation
La cura dei contenuti web (testi, foto, video e audio) richiede un impegno costante nella selezione, organizzazione e gestione di contenuti multimediali inerenti un tema definito, grazie al quale gli utenti potranno risparmiare tempo nelle loro ricerche.

sito webSito web e blog
Sito internet e blog aziendale sono lo specchio dell’azienda e richiedono perciò un monitoraggio costante. Strumenti utili e necessari a questo fine sono ad esempio Google Analytics e Google Webmaster Tools, per scoprire ciò che funziona meglio e ciò che invece va migliorato, facendo attenzione anche all’accessibilità degli stessi.

seoSEO – Search Engine Optimization
Il termine SEO indica l’insieme delle tecniche e strategie che permettono ad un sito web di essere trovato dagli utenti sui motori di ricerca (tra i risultati non a pagamento) nel momento in cui stanno cercando informazioni su determinati contenuti, prodotti o servizi. La SEO comprende tutte quelle attività che permettono ai contenuti di un sito di essere visibili tra i risultati dei motori di ricerca in base alle parole chiave inserite e di essere poi trovati dagli utenti interessati a quella tipologia di contenuto. Le tecniche di Search Engine Optimization per un buon posizionamento sui motori di ricerca sono diverse, tuttavia i primi buoni risultati possono essere raggiunti con alcune accortezze:
• Ottimizzazione SEO del tag titolo
• Ottimizzazione SEO del tag sottotitolo
• Creazione di URL SEO friendly
• Ottimizzazione delle immagini dei contenuti web

sem2SEM – Search Engine Marketing
Oltre alla SEO un altro strumento su cui le aziende possono contare è la SEM: Search Engine Marketing, che definisce una serie di forme di pubblicità offerte dai motori di ricerca. Il SEM è un’attività di marketing online a tutti gli effetti che mira a generare una convergenza di utenti realmente interessati al sito web su cui navigano attraverso keywords advertising, e-mail marketing, campagne mirate ecc.

In questo modo il SEM permette alle aziende di entrare in contatto diretto con i potenziali clienti durante la fase di acquisto o alla ricerca immediatamente precedente ad esso.

Social-Media-MarketingSocial Media Marketing
I social media sono oramai una realtà che è impossibile ignorare se si vuole fare digital marketing con buoni risultati. Perciò, una parte importante delle attività di marketing online dovrà essere indirizzata al cosiddetto social media marketing. La cosa importante in questo senso è che non si può aprire un profilo aziendale solo ed esclusivamente per essere presenti sul web. Anche i social vanno usati strategicamente, aprendo quindi profili aziendali solo su quelli maggiormente vicini alla fascia di consumatori in target. Ancora più importante è che questi profili vengano costantemente aggiornati e curati, interagendo con i propri fan e dando loro feedback laddove lo richiedono.Digital-marketing1