Linkedin cambia aspetto e diventa più “social”

Linkedin il più famoso portale online dedicato ai professionisti del lavoro cambia look, con una nuova interfaccia e nuove applicazioni. Pur mantenendo le distanze da Facebook, questa nuova versione, più semplice e intuitiva da usare, si avvicina maggiormente al concetto di social network soprattutto con l’inserimento della chat che permette di mettere in collegamento diretto gli utenti del sito.

 

Le sezioni restano invariate, ma cambia il layout e sulla timeline sarà possibile vedere gli aggiornamenti condivisi dai contatti della propria rete. Rispetto al passato, però, sarà più semplice nascondere notizie e aggiornamenti in arrivo, considerato l’uso invasivo che viene fatto da parte di alcuni utenti.

Il risultato di questi cambiamenti grafici e strutturali si traduce in una migliore esperienza d’uso per gli utenti

Facebook studia una soluzione contro le notizie bufala

Facebook e i social network in generale sono diventati ormai fonte unica di informazione per una vasta parte della popolazione, che arriva a utilizzare i social network come unico mezzo per informarsi e restare in contatto con l’attualità.

A molti di noi è capitato, almeno una volta, di imbattersi su un articolo a prima vista interessante con all’interno una notizia sconvolgente, che però non contiene nulla di vero né quantomeno veritiero. I più scaltri hanno imparato a riconoscere le notizie false e soprattutto le testate famose per essere produttrici di informazione spazzatura, blog creati “ad hoc” per fare soldi a suon di like e di inserzioni pubblicitarie.

Questo sistema può sembrare a prima vista innocente, un modo becero per guadagnare con i social, ma, in realtà, sta creando non pochi problemi a chi non ha tempo né voglia di approfondire le notizie o chi, per fretta o pigrizia, legge solo i titoli e prende per buona anche la notizia più strampalata.

La scelta di Zuckerberg di monitorare e arginare il problema delle bufale su Facebook non nasce dalla volontà di indirizzare gli utenti verso una giusta informazione, ma è una forma di tutela dopo le pesanti accuse che hanno colpito il numero uno dei social mondiali dopo le elezioni americane.

Secondo molti opinionisti statunitensi le bufale girate su Facebook durante la campagna elettorale a stelle e strisce hanno sensibilmente condizionato il voto che ha portato alla vittoria di Trump e in altri Paesi, tra cui Filippine e Indonesia, alcuni politici sono stati costretti a smentire pubblicamente calunnie che stavano compromettendo la loro immagine, corredate da fotomontaggi neanche troppo raffinati.

 Se questo per qualcuno può sembrare assurdo, non lo è neanche per i lavoratori dell’azienda di Zuckerberg che hanno chiesto a gran voce un intervento risolutivo dopo la bocciatura di un progetto nato come primo intervento anti bufale, poco numerose (in proporzione alle quantità di notizie che girano su Facebook), ma con un enorme cassa di risonanza.

A breve, quindi, dovrebbe iniziare questo intervento attraverso una strategia che vedrà lavorare insieme ingegneri di Facebook ed esperti di news, insieme a un sistema di segnalazione di bufale e conseguente taglio degli advertising per gli autori.

Rich Kids, il social network da 1000 euro al mese

I social network sono ormai parte integrante della nostra quotidianità e non avere un account twitter, instagram o facebook ci rende quasi fuori dal mondo, vista la velocità di condivisione di fatti, momenti e notizie dell’ultima ora.

Rich Kids, però, si contraddistingue e si rende unico, perché è un social, con tanto di APP, per soli ragazzi ricchi. Costo d’iscrizione “solo” mille euro al mese e, se pensi sia troppo, il consiglio del sito è: “Se per te è troppo, non è per te”.

Fondamentalmente il sito è una vetrina per i giovani abbienti che amano ostentare il proprio lusso, perché “Chiunque può utilizzare gli hashtag #rkoi o #richkids su Instagram o posare accanto a una macchina di lusso trovata in un parcheggio. Ma non su Rich Kids”.

L’intenzione è creare un club esclusivo, dove avere l’attenzione che i giovani ricchi credono di meritare per avere follower elitari e non i semplici utenti di instagram.

Rich Kids è anche una app che permette a tutti di poter vedere e commentare le opere degli utenti facoltosi, postare, però, è riservato solo a chi paga i mille euro di iscrizione.

Apple fa notare di aver tolto la possibilità di downolad dall’ App Store perché: “Rich Kids non ha violato alcuna linea guida dell’App Store, e quella di rimuoverlo è stata una decisione imputabile solo all’App Store Review Team di Apple, che ha giudicato l’applicazione inadatta. Invece di lasciare che la gente decidesse se gli piace Rich Kids o meno, Apple ha preso questa decisione per tutti gli utenti iPhone. L’applicazione continuerà a funzionare per tutti coloro che l’hanno scaricata prima della rimozione”.

VIMEO e YOUTUBE: apparentemente simili, profondamente diversi

Vimeo o YouTube? Due servizi di contenuti audio-video online che a prima vista potrebbero sembrare molto simili ma che in realtà si differenziano l’uno dall’altro per diversi motivi. I due “contenitori” sono spesso scelti dalle aziende come ulteriore canale di comunicazione per diffondere notizie relative al brand, in maniera dinamica e accattivante rispetto alla più diffusa e statica parte testuale. Ciò che resta da decidere è quale dei due canali sia più in linea con l’azienda, in base agli strumenti che si hanno a disposizione ma anche in base al target.

VIMEO, nato 6 mesi prima di YouTube, è una piattaforma di contenuti video che si differenzia dal sito più popolare per la sua autorevolezza. In Vimeo, infatti, la maggior parte dei contenuti visivi caricati sono creazioni indipendenti, filmati e produzioni visive opere di registi, filmaker e video-artisti.

Cos’è Vimeo?

E’ UNA COMMUNITY: è possibile caricare solo video auto-prodotti ed è presente un Forum dedicato al mondo dell’audiovisivo, in cui c’è sempre qualcuno a cui rivolgere una domanda e da cui ottenere una risposta.

E’ UNA SCUOLA: al suo interno è infatti stato inaugurato un servizio di apprendimento delle tecniche basilari di ripresa audio-video. Dei veri mini-corsi utili a capire come maneggiare una videocamera per realizzare dei contenuti di alta qualità.

E’ ORDINATO: ben 17 sono i gruppi in cui vengono suddivisi i contenuti – in base al genere – agilmente consultabili e immediati.

E’ COLORE: come un vero social network, ha una grafica spiritosa, accogliente e leggera, ma allo stesso tempo accattivante.

E’ HD: i video da caricare su Vimeo, infatti, possono raggiungere una qualità di 1280×720, uno standard che molti utenti scelgono di adottare. E’ però possibile caricare un solo video in HD per un massimo di 500 mega a settimana per i non abbonati.

vimeo

Dall’altro lato YOUTUBE è una piattaforma web, fondata nel febbraio del 2005, che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video (video sharing). Di proprietà di Google dall’ottobre del 2006, è il terzo sito web più visitato al mondo dopo Google e Facebook.

Cos’è YouTube?

E’ AGILITA’. La grafica scarna e le funzioni molto meno complesse permettono un caricamento video e un utilizzo dei servizi più rapido e immediato.

E’ FACILITA’. Un video di YouTube può essere condiviso in ogni blog o sito, al contrario di un contenuto Vimeo di cui codici spesso non vengono supportati.

E’ UNIVERSALE. Soprattutto nei contenuti, rispetto ai quali non viene operata alcuna distinzione particolare in base alla tipologia di video. I contenuti non devono essere necessariamente creati dagli utenti ma posso essere anche proprietà di terzi e semplicemente condivisi.

E’ INTELLIGENZA. Direttamente dalla home page è possibile ottenere un feedback su ciò che è di maggiore interesse per l’utente e i suoi amici. Un servizio che permette a YouTube di recuperare quella dimensione sociale che altrimenti risulterebbe troppo debole.

E’ MAINSTREAM. Statisticamente parlando, ad oggi, YouTube è ben più diffuso ed utilizzato di Vimeo.youtube

Autorevole e artistico o agile e popolare?

Bye bye Hipster: arrivano gli Yuccie

Yuccie – Young Urban Creative – è il termine coniato dal giornalista newyorkese David Infante per indicare la nuova tribù di Giovani Creativi Urbani che a quanto pare segnerà la fine degli Hipster (o meglio, dei pochi che ne sono rimasti).

2Via le barbe, i tatuaggi troppo vistosi, le biciclette e i locali vintage. Largo alle idee e che siano creative! Non è lo stile a renderli riconoscibili, dunque, ma la ferma convinzione di trarre guadagno dal proprio estro creativo, di disegnare la linea piuttosto che seguirla. Pronti a lasciare il posto fisso per inseguire le loro passioni, hanno uno spiccato amore per se stessi e per le loro doti artistiche, amano i particolari eccentrici, l’artigianato e hanno milioni di follower su Instagram.4 Gli Yuccie coordinano campagne social, grazie alle quali comunicano le loro idee, sono consulenti di artisti emergenti e di se stessi, aprono boutique, meglio se di occhiali da sole realizzati in bambù sostenibile. La loro arma non è la barba ma il pensiero. Accomunati non tanto da uno stile quanto da un obiettivo di vita: farsi pagare per il proprio lavoro creativo.

Affermatissimi tra New York e San Francisco, Lambrate e Pigneto, sembrano aumentare di giorno in giorno come la quantità di articoli che ne parlano. Per chi fosse ancora confuso su cosa siano realmente, il sito d’informazione online BuzzFeed ha stilato una lista di ben 99 caratteristiche utili ad individuarne i segni distintivi.

Riassumendo:

– Odia Facebook ma non si cancella

– Si lamenta del fatto che tutti si sposino

– Ama i dolci artigianali3

– Fa corsi creativi di pittura o acquarello

– Evita tatuaggi troppo vistosi (non è prudente dal punto di vista lavorativo)

– Compra i giornali solo nel weekend, con gli inserti culturali

– Ha migliaia di follower su Instagram, e nessuno su Twitter

– Mangia volentieri al ristorante, per postare la foto con i filtri sui social

– E’ immensamente cinico

– Ricerca l’ammirazione altrui per sentire che le proprie idee valgono

10 Yuccie’s things posson bastare (per rimpiangere gli Hipster)?

Digital PR

Da quando il digitale è entrato a far parte della quotidianità nel mondo del lavoro, alcune professioni hanno saputo (e dovuto) evolversi con la digitalizzazione.

La facilità concessa dal web di entrare in contatto e stringere relazioni con interlocutori lontani e talvolta sconosciuti, ha fatto sì che alcuni settori lavorativi un tempo esclusivamente offline si siano oggi radicalmente trasformati.
Un esempio calzante riguarda le professioni legate alle Pubbliche Relazioni svolte dalle agenzie di comunicazione. Se un tempo le PR tradizionali si sviluppavano per lo più con i giornalisti, in quanto principali divulgatori delle notizie sui media, oggi i canali digitali hanno fortemente incrementato il numero di destinatari a cui rivolgere le proprie comunicazioni. Oltre ai giornalisti, le agenzie e gli uffici di comunicazione devono necessariamente relazionarsi anche con le persone. Il pubblico ritiene, infatti, sempre più attendibile la voce di nuove figure quali influencer, blogger, community e social media manager.2 E così, come cambia l’interlocutore, cambia anche l’approccio per contattarlo. In virtù di questo è stata teorizzata una modifica nella definizione stessa di PR Digitale: se fino a poco tempo fa l’acronimo PR era comunemente inteso come Public Relations, oggi viene meglio espresso – almeno nel settore digital – come People Relations.
La figura del Digital PR ha il compito di far conoscere i progetti creati e/o promossi dall’organizzazione ai personaggi attivi che operano in rete, per promuovere e far circolare la notizia, il prodotto o l’evento per il quale si vuole creare awareness. Ad esso spetta definire la strategia di comunicazione e di engagment a seconda dei propri interlocutori per poi individuare le più efficaci modalità di presenza nei canali digitali
In pratica
Un bravo Digital PR si occupa di:
• conoscere ed essere costantemente aggiornato sui canali e le piattaforme sui quali il target è più o meno attivo
• attivare/ingaggiare dei contatti in base al settore in cui si opera
• creare e aggiornare un database di contatti da coinvolgere negli specifici progetti di comunicazione
• curare e gestire le relazioni con i propri interlocutori e interagire con loro online
• attivare le relazioni coltivate in occasione dei progetti aziendali
• produrre contenuti
• monitorare il buzz (brusio della rete)
• gestire i flussi di comunicazione sulle “piazze sociali” (social media, community, forum, ecc.) legati all’oggetto della comunicazione
• creare una reportistica a termine delle attività