Il “baratto” del 21esimo secolo si chiama Food-Sharing

Non buttare il cibo che non verrà consumato ma condividerlo con altre persone. È questo il principio alla base dell’iniziativa, nata da qualche anno in Germania, con il nome di “Food-Sharing”.

Immaginate di avere in frigo dei prodotti prossimi alla scadenza nella consapevolezza che non riuscirete a consumarli in tempo. In Germania da qualche anno non sarebbe più un problema da risolvere ma anzi un’opportunità per prendere parte ad un’iniziativa di

Food-Sharing. L’esempio arriva da Raphael Fellmer, 28 anni di origine tedesca, che dal 2012 non fa più la spesa nei supermercati. Abbiamo sentito parlare di lui nella puntata de “Il Testimone”, programma televisivo condotto da Pif, in cui si è dedicato un intero servizio proprio al giovane Fellmer, convinto che la cosa giusta da fare sia andare verso una società in cui si riducono al minimo gli sprechi, specialmente in un momento così difficile per l’Europa.

No agli sprechi e Si alla condivisione, nasce così foodsharing.de

Il portale tedesco foodsharing.de, nato in Germania due anni fa, è in cima alla lista dei siti dedicati a questa attività. L’iniziativa, anche se con un riscontro minore, è arrivata in Italia: ifoodshare.org e www.scambiacibo.it sono alcuni dei siti a cui è possibile registrarsi per organizzare lo scambio di cibi. Lo stesso Facebook, con pagine dedicate all’argomento, è una risorsa utile in tal senso.

foodsharing Il meccanismo alla base è sempre lo stesso: una volta  effettuata la registrazione vanno indicati tipologia e  quantità, scadenza, data e luogo in cui i prodotti in eccesso  potranno essere scambiati ( a Berlino sono nati anche dei  punti di raccolta del cibo in scadenza ). Naturalmente, gli  utenti, oltre ad offrire il cibo in eccesso hanno la  possibilità di accedere alle dispense dei “donatori”. I  prodotti alimentari vengono condivisi non  necessariamente con persone bisognose ma con tutti coloro che sono disponibili a scambiarli.

Il successo dell’iniziativa e la sua potenzialità risiedono nel fatto che non ci si rivolge esclusivamente a singoli cittadini dotati di buona volontà, ma anche ad aziende alimentari, produttori, esercizi commerciali, società di ristorazione e associazioni che si occupano di recupero e gestione delle eccedenze alimentari.

Insomma non sprecare , ma (S)CAMBIARE!