Museo dell’Empatia: a Londra, l’antidoto contro l’egocentrismo

3“La felicità è nulla se non è condivisa” scrisse Cristopher McCandless, ricordato per la sua esperienza di vita raccontata nel film Into the Wild del 2007. E se venisse meno la capacità di percepirla?

La percezione di sentimenti, emozioni e stati d’animo altrui in psicologia si chiama Empatia. Iniziamo a svilupparla intorno ai quattordici mesi di vita, con il tempo tende ad aumentare e ci rende capaci di riconoscere gli stati emozionali di coloro che ci circondano, anche solo attraverso un gesto o un’espressione. Negli ultimi anni, complice lo stato economico attuale e la crisi mondiale che non sembra arrestarsi, stiamo assistendo a un crollo vertiginoso delle nostre capacità empatiche a favore di un egocentrismo sempre più radicato nella società.2

Come una sorta di antidoto all’egocentrismo sociale, inaugura il 4 settembre a Londra l’Empathy Museum, ideato e pensato per aiutare gli utenti a ritrovare una maggiore sensibilità per gli altri. In che modo? Mettendosi nei loro panni, o più precisamente nelle loro scarpe, almeno per un giorno.
È questo il senso dell’installazione A Mile in My Shoes – letteralmente Un Miglio nelle Mie Scarpe, creata in collaborazione con gli abitanti del quartiere Wandsworth – che si svolgerà sulle rive del Tamigi. L’idea prende forma dal detto “Prima di giudicare qualcuno prova a camminare per un miglio con le sue scarpe” e l’installazione offre agli utenti la possibilità di scegliere, tra tanti, un paio di scarpe, indossarle e camminare lungo il fiume per un miglio, ascoltando in cuffia la storia di chi le possedeva.1

Un tour mondiale delle istallazioni consentirà a un pubblico ancora maggiore di provare la stessa esperienza.

Tra i molti intellettuali che hanno collaborato al progetto, Roman Krznaric – scrittore nominato di recente tra i filosofi più interessanti ed influenti degli ultimi anni – lo ha presentato così: “L’empatia è l’arte di mettersi nei panni di qualcun altro e di vedere il mondo attraverso i suoi occhi. È lo strumento più potente che abbiamo per capire la vita degli altri. La nostra incapacità di capire il punto di vista degli altri, le loro esperienze e i loro sentimenti, infatti, sono alla base del pregiudizio, del conflitto e della disuguaglianza. L’empatia è l’antidoto di cui abbiamo bisogno”.

L’Empathy Museum è nato per questo.4

 

M COLLECTIVE STORE. I’M YOU

Si chiama M collective ed è la prima interactive shopping esxperience in Italia.

Ad abbracciare il nuovo concept store è stata la città di Milano, dove in Viale Regina Giovanna 1 è stato inaugurato il primo punto vendita M, nato da un collettivo mix di designer, artisti e stylist. A muovere il core business del negozio è la possibilità offerta ai propri clienti di calarsi in un’esperienza di acquisto assolutamente unica, personale e inimitabile.

2I’M YOU

La dice lunga il claim dello store: IO sono TE. Un modello di shopping experience totalmente nuovo che pone al centro l’individuo e i suoi stati d’animo. Spazi, suoni, luci e colori stimolano i sensi dei visitatori, fino ad entrarvi in contatto in una sorta di dialogo tutto soggettivo in cui a prendere voce è solo ciò che realmente ha attirato l’attenzione. In che modo? Totalmente multimediale e interattivo, l’M COLLECTIVE – uno store di oltre 500 mq – è dotato di schermi touch ad alta tecnologia che permettono, avvicinando il cartellino del prodotto al monitor, di comunicare ed interagire con il “Collettivo”. Lo schermo, infatti, restituisce una descrizione di brand, taglie e colori disponibili in store oltre a suggerirne gli abbinamenti proposti da fashion stylist e blogger che compongono lo staff.

What’s your Mood?

Tre aree divere in cui perdersi a seconda del proprio stato d’animo. MINUS, MUCH  e MORE sono ambienti in cui ogni oggetto presente è stato lì inserito per il mood che rappresenta e interpreta, sia questo un oggetto di moda, design, tecnologia o food.

minus

more

much

Minus come minimal, in cui domina il trionfo del bianco e del nero; Much come sofisticato, dedicato a capi basic-chic con dettagli hand-made, e More come esagerato, in una stravagante selezione di capi dall’appeal futuristico.

Del resto qualcuno aveva già intuito che “La moda passa, lo stile resta”. Coco Chanel insegna.