Il mercato musicale, come è cambiato e perché

Il mercato della musica negli ultimi vent’anni ha subito profondi cambiamenti legati alla diffusione di nuove tecnologie informatiche e relative tendenze di consumo nonché dall’affermazione di rivoluzionari supporti di ascolto che hanno condotto alla cosiddetta distruzione creativa.

L’esempio più chiaro di questo fenomeno nel mercato musicale è il continuo affermarsi di nuovi device, o supporti, a scapito di quelli già esistenti: con vinile negli anni 70, seguiti da musicassette negli anni ’80 e, a loro volta sostituiti da Cd negli anni ’90. A partire dalla fine del ‘900, il computer ed Internet hanno agito come catalizzatori di distruzioni creative, consentendo alle aziende di competere a livello globale, raggiungere più clienti e sperimentare nuovi modelli di business. La distribuzione digitale della musica ha radicalmente cambiato il rapporto tra artisti, case discografiche, negozi di musica e consumatori, con un impatto devastante sui mercati, e sui fatturati delle principali etichette discografiche.

Ciò che è assolutamente visibile dai dati di mercato degli ultimi anni è la tendenza a fruire in modo gratuito (e spesso non legale, andando contro al copyright) della musica. Gli strumenti per ascoltarla come il giradischi, il registratore a cassette e la radio, vengono sostituiti da una miriade di ricevitori e riproduttori diversi, smartphone, lettori mp3, tablet e computer, ricevitori internet e satellitari, accanto agli ancora presenti cd e ad una quota seppur piccola di vinile.

la diffusione dell'online in ItaliaLa nascita di Spotify e Deezer con un nuovo modello di business ha certamente contribuito a creare
una win-win strategy, portando vantaggi a tutti i players; le Majors hanno introiti derivanti dall’ascolto di file musicali (seppur più bassi rispetto ai margini precedenti), gli utenti possono ascoltare la musica in maniera legale ed a prezzi contenuti, e i Distributori hanno assicurato lo sviluppo di un modello legale per conseguire dei profitti.

Secondo i dati ufficiali del Digital Music Report – annuale studio dell’International Federation of the Phonographic Industry – nell’ultimo anno i download della musica sono in calo dell’8%, esattamente come i supporti fisici. Gli abbonati nel mondo sono circa 41 milioni (nel 2010 erano 8), e da solo lo streaming vale il 23% del mercato. Cd e vinile ora hanno lo stesso valore di streaming e download, sul mercato mondiale. Dopo anni di salita dell’uno e discesa dell’altro, il pareggio si è finalmente concretizzato nel 2014, in attesa del sorpasso definitivo.

Web for Kids: arrivano i contenuti a misura di bambino

Sempre più connessi, sempre più precoci. Sembrano nati con il libretto delle istruzioni. Non temono il funzionamento di telecomandi, dvd, pc, tablet e smartphone. Chi sono? I giovanissimi del XXI secolo. Denominati generation 2.0, proprio per questa ragione, i bambini e gli adolescenti delle nuove generazioni non chiedono mai come si usa il telefonino ma, eventualmente, istruiscono nonni e parenti ad ottimizzarne l’utilizzo. Facile ma comunque rischioso: è infatti fondamentale controllare – sempre – che facciano buon uso dei contenuti fruibili dal web e che questi siano affidabili e “a misura di kids”.

Le App per l’infanzia sono un business in crescita

bambini-digitaliIl prossimo lunedì YouTube lancerà YouTube KIDS, un’applicazione concepita appositamente per gli under 12 che potranno accedere, da tablet e smartphone, a una versione semplificata del sito, con video adatti alla loro età. Contenuti e tempi di fruizione potranno essere gestiti e regolati dai genitori. Tra le caratteristiche più innovative, gli sviluppatori promettono design semplificato e tasti più grandi per agevolarne l’uso da parte dei più piccoli e, soprattutto, per chi non sa ancora scrivere, la possibilità di fare ricerche vocali. YouTube ha inoltre provveduto ad accordarsi con emittenti broadcast per garantire la trasmissione di canali tematici ad hoc di documentari, musica e cartoni animati.

Affidata ai genitori l’impostazione di due parametri: il timer per interrompere la trasmissione video nell’orario desiderato (un suono emesso dal dispositivo avviserà il bambino che a breve dovrà dedicarsi ad altro) e la riduzione degli effetti sonori (i suoni emessi saranno relativi alla sola traccia audio principale, privata degli effetti sonori più rumorosi).

Tuttavia il canale video, di cui Google è proprietaria, non è il primo ad aver adattato i propri contenuti al mondo dei più piccoli. bambini-e-cellulari Il mese scorso, infatti, Twitter ha lanciato Vine Kids, la piattaforma di videosharing da 6 secondi adatti ai bambini. Amazon ha presentato già due anni fa il Kindle Free Time, con i contenuti dei principali canali tv per bambini. L’App Art Stories, invece, racconta ai bambini la storia dei monumenti italiani divisa in episodi, ognuno dei quali dedicato ad un monumento diverso, con tanto di immagini e descrizioni “tarate” per i bambini.

Che l’ansia genitoriale si plachi? Ai kids l’ardua sentenza.

 

App, il lavoro del momento! Qualche pratico consiglio per riuscire nel business

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Un’app per tutto!

App per chattare, scattare e condividere foto, fare fitness, gestire le proprie spese, pulire la chache di smartphone e tablet, gestire il conto online, prenotare il car sharing, ordinare una pizza online…e molto altro ancora! Abbiamo un’app praticamente per tutto: nel 2013 nel mondo sono state lanciate 82 miliardi di app, che hanno iniziato ad invaderci già dal 2008 e che hanno raggiunto un vero e proprio boom.

L’Osservatorio sulla Mobile & App Economy del Politecnico di Milano prevede che nel 2014 in Italia ci saranno 45 milioni di smartphone e 12 milioni di tablet su cui scaricare applicazioni, per un giro d’affari valutato intorno ai 25,4 miliardi di euro, che lieviteranno ai 40 miliardi nel 2016. Un fatturato enorme per un mercato che ha cambiato la nostra vita e le dimensioni economiche del comparto tecnologico.

Sviluppatore di app, qualche consiglio  per riuscire nell’impresa!

Ma quale è la ricetta vincente per fare business nel mondo delle app? Sicuramente il primo passo è quello di scegliere il giusto settore come ad esempio le app per le aziende, dove le figure professionali di sviluppatori in questo momento sono scarse. La base della formazione viene certamente da facoltà come Informatica, Ingegneria Informatica o Ingegneria Elettronica, ma le competenze professionali non bastano. Un buon sviluppatore di app deve avere anche creatività, curiosità e capacità di tenersi continuamente aggiornato. In questo modo si potrà ottenere non solo gratificazione personale ma anche una lauta gratifica economica: gli sviluppatori per app aziendali sono tra le figure professionali più pagate!