YouTube batte Facebook nella classifica dei social media in Italia

Per alcuni può sembrare davvero strano, ma Facebook non è il social più usato in Italia dall’inizio dell’anno

Almeno secondo i risultati dell’indagine di Hootsuite che vede il social media per eccellenza in seconda posizione.

La medaglia d’oro spetta a YouTube, usato, secondo la ricerca, dal 57% degli italiani anche oltre i 30 anni. Facebook si attesta in seconda posizione, con una differenza del 2% e con la caratteristica di essere sempre più usato anche per aspetti ludici e non più esclusivamente come mezzo per collegare una rete di persone.

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VIMEO e YOUTUBE: apparentemente simili, profondamente diversi

Vimeo o YouTube? Due servizi di contenuti audio-video online che a prima vista potrebbero sembrare molto simili ma che in realtà si differenziano l’uno dall’altro per diversi motivi. I due “contenitori” sono spesso scelti dalle aziende come ulteriore canale di comunicazione per diffondere notizie relative al brand, in maniera dinamica e accattivante rispetto alla più diffusa e statica parte testuale. Ciò che resta da decidere è quale dei due canali sia più in linea con l’azienda, in base agli strumenti che si hanno a disposizione ma anche in base al target.

VIMEO, nato 6 mesi prima di YouTube, è una piattaforma di contenuti video che si differenzia dal sito più popolare per la sua autorevolezza. In Vimeo, infatti, la maggior parte dei contenuti visivi caricati sono creazioni indipendenti, filmati e produzioni visive opere di registi, filmaker e video-artisti.

Cos’è Vimeo?

E’ UNA COMMUNITY: è possibile caricare solo video auto-prodotti ed è presente un Forum dedicato al mondo dell’audiovisivo, in cui c’è sempre qualcuno a cui rivolgere una domanda e da cui ottenere una risposta.

E’ UNA SCUOLA: al suo interno è infatti stato inaugurato un servizio di apprendimento delle tecniche basilari di ripresa audio-video. Dei veri mini-corsi utili a capire come maneggiare una videocamera per realizzare dei contenuti di alta qualità.

E’ ORDINATO: ben 17 sono i gruppi in cui vengono suddivisi i contenuti – in base al genere – agilmente consultabili e immediati.

E’ COLORE: come un vero social network, ha una grafica spiritosa, accogliente e leggera, ma allo stesso tempo accattivante.

E’ HD: i video da caricare su Vimeo, infatti, possono raggiungere una qualità di 1280×720, uno standard che molti utenti scelgono di adottare. E’ però possibile caricare un solo video in HD per un massimo di 500 mega a settimana per i non abbonati.

vimeo

Dall’altro lato YOUTUBE è una piattaforma web, fondata nel febbraio del 2005, che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video (video sharing). Di proprietà di Google dall’ottobre del 2006, è il terzo sito web più visitato al mondo dopo Google e Facebook.

Cos’è YouTube?

E’ AGILITA’. La grafica scarna e le funzioni molto meno complesse permettono un caricamento video e un utilizzo dei servizi più rapido e immediato.

E’ FACILITA’. Un video di YouTube può essere condiviso in ogni blog o sito, al contrario di un contenuto Vimeo di cui codici spesso non vengono supportati.

E’ UNIVERSALE. Soprattutto nei contenuti, rispetto ai quali non viene operata alcuna distinzione particolare in base alla tipologia di video. I contenuti non devono essere necessariamente creati dagli utenti ma posso essere anche proprietà di terzi e semplicemente condivisi.

E’ INTELLIGENZA. Direttamente dalla home page è possibile ottenere un feedback su ciò che è di maggiore interesse per l’utente e i suoi amici. Un servizio che permette a YouTube di recuperare quella dimensione sociale che altrimenti risulterebbe troppo debole.

E’ MAINSTREAM. Statisticamente parlando, ad oggi, YouTube è ben più diffuso ed utilizzato di Vimeo.youtube

Autorevole e artistico o agile e popolare?

Social Media Strategy

I social network rappresentano per l’azienda un canale di comunicazione ormai imprescindibile per attuare una strategia di marketing efficace.

Fare comunicazione attraverso i social permette all’azienda di avere molti più vantaggi rispetto a quella tradizionale. Primo tra tutti la possibilità di raggiungere con un post una pluralità di target nel medesimo momento. È importante però che i contenuti siano elaborati in base al social media che si sceglie di utilizzare, tenendo conto delle peculiarità di ognuno di essi.

La grande rivoluzione apportata dalla comunicazione sui social è strettamente legata all’immediatezza nella pubblicazione dei contenuti. Barriere che sembravano insormontabili come la distanza geografica o temporale sono state letteralmente abbattute dai nuovi canali di comunicazione. Ciò è favorito dalla semplicità con cui il target ha accesso ai contenuti mediante un qualsiasi dispositivo mobile, smartphone o tablet, ormai largamente utilizzati dalla maggioranza delle persone. Comunicare sui social significa anche immediatezza in termini di risposta e gradimento da parte dello stesso pubblico.Social-Media-2-540x359Ogni post, video, foto o contenuto nel momento stesso in cui viene pubblicato diviene strumento di analisi misurabile in termini di like, visualizzazioni, coinvolgimento e risposta. In questo modo l’azienda dialoga virtualmente con l’utenza finale abbattendo i limiti legati alla comunicazione tradizionale.Altra grande potenzialità dei social è che il loro utilizzo non comporta costi, sia per chi pubblica contenuti, sia per chi li legge. Infine questo tipo di comunicazione offre alle aziende la possibilità di essere editor di se stesse in merito ai contenuti e alle modalità con cui pubblicarli. Quest’ultimo punto può però rivelarsi un’arma a doppio taglio se non si hanno le giuste conoscenze in materia di social media strategy.

Un esempio di social media strategy efficace è quello degli internazionali BNL d’Italia. Durante la Social Media Week tenutasi a Roma questo giugno, gli organizzatori della manifestazione hanno illustrato la loro media strategy da cui prendiamo spunto per definire come si sviluppa.
– Analisi
Prima di attuare una social media strategy è opportuno fare un’analisi della storia aziendale per definire quali siano i valori da comunicare e in che modo.

– Programmazione
La social media strategy richiede una programmazione che definisca con quale frequenza/modalità pubblicare i contenuti e quali canali utilizzare per farlo.

– Contenuti
I contenuti hanno il compito di attirare attenzione e quindi generare Engagement da parte del pubblico. Per far si che ciò accada i contenuti offerti devono essere esclusivi, attuali e autentici.

– Interattività
La forza dei social media risiede anche nella loro capacità di rendere il pubblico attivo. È buona regola attuare una strategia basata sul dare/avere ossia pubblicare un post in cui si chiede al pubblico di caricare foto taggando l’azienda e poi ripubblicarla sui canali ufficiali della stessa è un modo per rendere i contenuti interattivi coinvolgendo i consumatori.

– Integrazione
Una buona social media strategy prevede un’integrazione tra i diversi canali utilizzati. Ad esempio caricare su Facebook un contenuto aziendale visibile su YouTube può aumentarne le visualizzazioni allargando il target esposto allo stesso contenuto

– Innovazione
A prescindere dal canale utilizzato, una buona strategia social si distingue per originalità nel modo di utilizzarli. Se ad esempio viene lanciato un contest in cui si richiede ai consumatori di scattare una foto potrebbe essere interessante organizzare dei photo moment in spazi precedentemente adibiti agli scatti, trasformandoli in set fotografici. Oppure predisporre delle foto cornici originali in cui chiedere di inserire le foto.

Love-Social-Media
Stay social!

Contagiosi, virali. VIDEO

Tra gli strumenti di comunicazione non convenzionali le aziende, da qualche hanno a questa parte, hanno iniziato a utilizzare i video virali. Prerogativa fondamentale di questo strumento è la sua capacità di propagarsi spontaneamente diffondendosi tra un alto numero di persone – da qui il termine virale – come per effetto di un contagio tra esse.

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Ciò che incuriosisce in questa scelta strategica è che in realtà, trattandosi di campagne di comunicazione, tutti i video messi in circolazione nascono con l’intento di raggiungere quante più persone possibile. Quello che non è altrettanto certo è che ciò avvenga sempre nello stesso modo e soprattutto ottenendo lo stesso grado di contagio di un video realmente definibile virale.

Pubblicità? No, Grazie.

Negli ultimi anni il bombardamento pubblicitario, diffuso soprattutto nel web, ha reso gli utenti ostili a questo tipo di messaggi. I contenuti virali hanno dalla loro parte il fatto stesso di non presentarsi al pubblico come pubblicità ma anzi come filmati capaci di incuriosire il navigatore prima ancora di palesare il brand che lo ha realizzato. Non trattandosi di pubblicità diretta, la diffusione di tali video non avviene sui classici canali distributivi – ad esempio le email – ma piuttosto si inserisce tra i comuni contenuti fruibili dai siti come YouTube. La condivisione spontanea di tali video, non percepiti come pubblicitari, è il primo punto di forza di questo tipo di comunicazione in quanto, a differenza di qualsiasi altra campagna pubblicitaria, la sua diffusione avviene gratuitamente a vantaggio delle aziende.

Condizioni di contagio

La prima regola di contagio è la creatività. Una buona idea creativa, un titolo accattivante e un messaggio semplice da fruire sono gli ingredienti alla base della propagazione. La capacità di contagiare dei video e quindi di diffondersi tra un maggior numero di persone è inoltre strettamente legata al fattore tempo. Un filmato per essere virale deve saper catturare l’attenzione di chi lo guarda nei primi 5 secondi e di emozionarlo nei primi 60. La maggioranza dei video di successo riporta caratteristiche comuni facilmente traducibili come “condizioni di contagio”. Prima tra tutte la capacità di stupire. Lo stupore è dato da una trama non banale, dalla scelta di personaggi  capaci di suscitare emozioni –  quali riso, tenerezza, pathos, mistero, suspense – che vadano in crescendo e mai in senso contrario. Una musica incalzante può aiutare a scandire il ritmo di fruizione dei contenuti. In fine il colpo di scena fa sicuramente la differenza e può essere sfruttato per un ritorno in termini di promozione e pubblicità ad esempio scegliendo di svelare il logo dell’azienda mittente solo al termine del filmato. Quest’ultimo se palesato in un contesto non commerciale ma anzi inserito in una sequenza divertente risulterà meno invasivo e quindi non rifiutato, ma condiviso.

View and share

 

Web for Kids: arrivano i contenuti a misura di bambino

Sempre più connessi, sempre più precoci. Sembrano nati con il libretto delle istruzioni. Non temono il funzionamento di telecomandi, dvd, pc, tablet e smartphone. Chi sono? I giovanissimi del XXI secolo. Denominati generation 2.0, proprio per questa ragione, i bambini e gli adolescenti delle nuove generazioni non chiedono mai come si usa il telefonino ma, eventualmente, istruiscono nonni e parenti ad ottimizzarne l’utilizzo. Facile ma comunque rischioso: è infatti fondamentale controllare – sempre – che facciano buon uso dei contenuti fruibili dal web e che questi siano affidabili e “a misura di kids”.

Le App per l’infanzia sono un business in crescita

bambini-digitaliIl prossimo lunedì YouTube lancerà YouTube KIDS, un’applicazione concepita appositamente per gli under 12 che potranno accedere, da tablet e smartphone, a una versione semplificata del sito, con video adatti alla loro età. Contenuti e tempi di fruizione potranno essere gestiti e regolati dai genitori. Tra le caratteristiche più innovative, gli sviluppatori promettono design semplificato e tasti più grandi per agevolarne l’uso da parte dei più piccoli e, soprattutto, per chi non sa ancora scrivere, la possibilità di fare ricerche vocali. YouTube ha inoltre provveduto ad accordarsi con emittenti broadcast per garantire la trasmissione di canali tematici ad hoc di documentari, musica e cartoni animati.

Affidata ai genitori l’impostazione di due parametri: il timer per interrompere la trasmissione video nell’orario desiderato (un suono emesso dal dispositivo avviserà il bambino che a breve dovrà dedicarsi ad altro) e la riduzione degli effetti sonori (i suoni emessi saranno relativi alla sola traccia audio principale, privata degli effetti sonori più rumorosi).

Tuttavia il canale video, di cui Google è proprietaria, non è il primo ad aver adattato i propri contenuti al mondo dei più piccoli. bambini-e-cellulari Il mese scorso, infatti, Twitter ha lanciato Vine Kids, la piattaforma di videosharing da 6 secondi adatti ai bambini. Amazon ha presentato già due anni fa il Kindle Free Time, con i contenuti dei principali canali tv per bambini. L’App Art Stories, invece, racconta ai bambini la storia dei monumenti italiani divisa in episodi, ognuno dei quali dedicato ad un monumento diverso, con tanto di immagini e descrizioni “tarate” per i bambini.

Che l’ansia genitoriale si plachi? Ai kids l’ardua sentenza.